Addio indennità di mobilità, benvenuta naspi

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Arriva la Naspi, ecco cosa cambia per i lavoratori licenziati collettivi

A gennaio 2017 entrerà ufficialmente in vigore la Naspi, nuova indennità destinata ai lavoratori ‘vittime’ dei licenziamenti collettivi. Durata massima 24 mesi, cifre diverse

Dal 1° gennaio 2017 per i lavoratori disoccupati, vittima di licenziamenti collettivi, cambia molto anche se non tutto. Sparisce infatti l’attuale indennità di disoccupazione e comincia l’era della Naspi che rispetto a quanto è avvenuto sino ad oggi per la mobilità prevede durate ma soprattutto somme diverse da quelle attuali ed è bene che tutti sappiano a cosa si va incontro.

La differenza principale sta nel trattamento: fino ad oggi infatti la mobilità è stata calcolata alla pari
della cassa integrazione straordinaria, mentre la Naspi sarà pari al 75% dell’imponibile medio degli ultimi quattro anni e prevede anche un tetto massimo pari a 1.300 euro ma soprattutto verrà decurtata ogni mese.

Inoltre in molti casi sarà decisamente più breve di quello che è invece avvenuto sino ad oggi: la mobilità attuale può durare da un minimo di 12 mesi ad un massimo di 48 mesi, mentre la durata massima della Naspi è comunque di 24 mesi.

Per chi ancora non lo conoscesse o non ne fosse stato interessato, come funziona la mobilità?

Interessa i lavoratori con un contratto rescisso a seguito di un licenziamento collettivo e quindi attiene i lavoratori delle aziende con oltre 15 dipendenti.

L’importo dell’assegno mensile che ricevono oggi dallo Stato è pari al 100% del trattamento di cassa integrazione straordinaria, ossia all’80% della normale retribuzione (e nel caso in cui l’attività sia cessata definitivamente l’importo dell’80% si riferisce alle ore non lavorate). Dopo il primo anno, l’indennità si riduce all’80% di quella della Cigs, in pratica il 64% della retribuzione ordinaria e la sua durata dipende dalla regione in cui si trova l’azienda oltre che dall’età del lavoratore.

Novità Naspi dal 1 gennaio 2017

Dal 1° gennaio 2017 la Naspi in questo senso rappresenta una rivoluzione epocale: coinvolgerà infatti tutti i lavoratori subordinati che abbiano subito la perdita non volontaria dell’impiego, quindi non devono aver presentato dimissioni oppure aver accettato la risoluzione consensuale (escluse le procedure di conciliazione). Me è necessario che possano dimostrare di avere almeno 13 settimane di contributi negli ultimi 4 anni e almeno 30 giornate di effettivo lavoro nell’anno.

La durata massima della Naspi è pari a due anni completi e quindi spetta per la metà delle settimane contribuite negli ultimi 4 anni. Ma soprattutto la cifra è pari al 75% dell’imponibile Inps medio mensile, che spesso coincide con lo stipendio lordo, degli ultimi 4 anni, sempre se questo non supera 1.195 euro.

Se invece è superiore, l’indennità viene aumentata del 25% della quota che supera il tetto, ma fino ad un limite massimo di 1.300 euro. Inoltre è prevista una decurtazione del 3% a partire dal quarto mese di riscossione del sussidio.

Però chi abbia ottenuto l’indennità di mobilità nel 2016 potrà continuarla a percepirla con il vecchio metodo anche nel 2017 e oltre fino alla sua naturale scadenza.

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