Naspi, per colf e badanti bastano cinque settimane di lavoro

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Naspi, per collaboratori familiari sono sufficienti 5 settimane

A fine 2015 l’Inps ha corretto una precedente interpretazione più restrittiva : per accedere alla Naspi saranno sufficienti cinque settimane di contributi in 12 mesi

Il diritto alla Naspi, l’assegno di disoccupazione che interessa molte categorie di lavoratori, tocca anche alle badanti, alle colf e alle babysitter che rimangono senza un’occupazione, a patto che si rispettino i requisiti necessari introdotti con la riforma del Jobs Act.

Il primo e fondamentale è quello, oltre al fatto di essere stati licenziati, anche di aver versato contributi per almeno 13 settimane nel corso degli ultimi 4 anni ma anche potere dimostrare di aver lavorato per almeno 30 giorni nei dodici mesi precedenti la perdita del lavoro.

Un calcolo che per questi lavoratori non è sempre facile perché anche se sono assunti regolarmente, al loro datore spetta soltanto dichiarare all’Inps le ore lavorate nel corso della settimana e non su quanti giorni siano state distribuite.

Così nell’estate del 2015 la stessa Inps aveva previsto una discriminante legata alle ore e non ai giorni, tanto che alla Naspi avrebbe avuto diritto soltanto chi nei dodici mesi precedenti il licenziamento poteva dimostrare di aver lavorato almeno per 5 settimane con un minimo di ore lavorate per ciascuna settimana pari a 24.

Un numero di ore che in realtà interessa secondo le stime solo due terzo di colf, badanti e babysitter e quindi avrebbe creato discriminazioni.

Ecco perché le associazioni di categoria avevano protestato, visto che molte lavoratrici sarebbero rimaste senza una copertura in caso di licenziamento.

Ma già prima di fine 2015 è arrivata la correzione dell’Inps: non contano più le ore, ma basta che nei 12 mesi precedenti il licenziamento risultino almeno 5 settimane di contributi, indipendentemente dal fatto di essere in part time oppure in full time.

Il prossimo passo, per uniformare questa categoria di lavoratrici domestiche e tutte le altre sarà come spiegano alle Acli quello di versare i contributi non in base a retribuzioni convenzionali, ma a quelle effettive, per non avere una previdenza inferiore a quello che meriterebbero.

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