Percepire la disoccupazione e lavoro nero

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Naspi e lavoro in nero, si rischia la denuncia

Chi incassa la Naspi perché licenziato e disoccupato non può pensare di lavorare con accordi sotto banco perché rischia fino a tre anni di reclusione

Lavorare in nero è contro la legge anche se lo fa un soggetto che riscuote la Naspi, ossia l’assegno di disoccupazione, motivo per il quale può scattare la denuncia. Infatti il rischio è certamente per l’azienda ma anche per il lavoratore sempre che l’irregolarità venga verificata dagli ispettori del lavoro nel corso di una perquisizione in loco.

La Naspi, come sappiamo, non spetta a chi si dimette volontariamente e quindi non potrà mai incassare l’assegno di disoccupazione, ma solo a chi sia stato licenziato anche nel caso sia successo per giusta causa, quindi per un comportamento grave da parte del dipendente, oppure sia stato costretto a dimettersi per giusta causa, come ad esempio un caso di mobbing o per un mancato pagamento dello stipendio.

Quindi è chiaro che se un dipendente si dimette perché ha trovato un posto di lavoro più remunerativo o più adatto alle sue competenze, non ha diritto all’assegno di disoccupazione.

L’unica maniera, fraudolenta, sarebbe quella di mettersi d’accordo sotto banco con il datore di lavoro facendosi licenziare in maniera fittizia in modo da incassare la Naspi e tornando poi a lavorare di nascosto.

Ovviamente un accordo di questo tipo, orale o scritto, viene considerato nullo perché contrario alla legge così come sarebbe nulla la rinuncia del dipendente ad impugnare il licenziamento se avvenuta senza la presenza dei sindacati.

L’assegno di disoccupazione non sarebbe tale se chi lo riceve abbia già invece trovato un nuovo lavoro e quindi chi lo incassa per tutto il periodo del sussidio non può prestare alcuna attività lavorativa, alla luce del sole o in nero.

Se viene assunto da una nuova azienda, anche se non regolarizzato, deve comunque dare comunicazione agli uffici dell’Inps che interrompono quindi immediatamente l’erogazione della Naspi.

Quali sono quindi i rischi concreti per chi viene sorpreso a lavorare mentre incassala Naspi?

Può essere accusato di “falsità ideologica in atto pubblico” perché ufficialmente dovrebbe essere disoccupato e ci sono anche i documenti che lo attestano, quindi si rischia la reclusione fino a due anni.

Inoltre, nel momento in cui il lavoratore percepisce le Naspi e intanto lavora in nero potrebbe essere incriminato per indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato, con reclusione che va da sei mesi a tre anni. Infine ovviamente sarebbe anche costretto a restituire tutte le somme percepite in maniera illegittimo dall’Inps.

In caso di raggiri, quindi veri accordi sotto banco, si configura il più grave reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, con una pena da uno a sei anni di reclusione.

C’è da dire però che i controlli da parte dell’Ispettorato del Lavoro non sono così consueti e quindi almeno sulla carta sono molti quelli che possono sperare di farla franca.

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